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日志


5月16日

Dak'Art... la biennale dell'arte di Dakar

E' la grande kermesse dell'arte africana: fino al 9 giugno si terrà a Dakar, in Senegal, l'8° edizione della biennale dell'arte africana contemporanea, la Dak'Art. Un mese durante il quale esporranno 35 artisti di 17 paesi africani e della diaspora. Quest'anno la mostra è dedicata al tema dello specchio, si intitola infatti Afrique: Miroir ?, che ben esprime la volontà di indagare e rappresentare quella che è l'Africa oggi, nella sue relazioni con il resto del mondo, riferisce il sito di Nigriza. Opere che rappresentano i riflessi, fedeli o deformati, di un'Africa che, nonostante le difficoltà, cresce, comunica, si apre agli altri continenti. Anche attraverso l'arte e la cultura, anche con un linguaggio moderno.Un modo nuovo di interrogarsi sull'immagine che da fuori si ha dell'Africa, e sul linguaggio che l'Africa stessa usa per definirsi e colorarsi. Come Venezia per l'Italia, la Biennale di Dakar non è solo un momento di riflessione e di crescita per la cultura e l'arte africana e internazionale, ma è anche un trampolino di lancio per i tanti giovani artisti, ricorda Nigrizia. Ma legate alla mostra nel senso più tradizionale del termine ci sono anche altre iniziative : un laboratorio nel quale improvvisarsi artisti, uno spazio per incontri con gli autori delle opere, e una sezione dedicata al design. Quest'anno anche l'Unione europea ha contribuito al budget della Dak'Art, con un finanziamento di 164 milioni di franchi senegalesi, che copriranno in parte anche l'organizzazione di Dak'Art Off, destinata al grande pubblico.

Io so e ho le prove, e quindi racconto..

"Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l'odore. L'odore dell'affermazione e della vittoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente. Io so e ho le prove. Io so dove le pagine dei manuali d'economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti. Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesi di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: "È falso" all'orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica."
 
da Gomorra, di Roverto Saviano