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2月24日 Mai parole più vere.."Dovreste conoscere ciò che vuole dire povertà, forse la nostra gente ha molti beni materiali, forse ha tutto, ma credo che se guardiamo nelle nostre case, vediamo quanto è difficile talvolta trovare un sorriso e il sorriso è il principio dell'amore. Allora incontriamoci con un sorriso perchè il sorriso è il principio dell'amore e una volta che abbiamo cominciato l'un l'altro a amarci diviene naturale fare qualcosa per gli altri."
(Madre Teresa di Calcutta) 2月21日 Felicità.. oggi!Sono tornata a casa da meno di un ora; sono esausta ma soddisfatta di me stessa, felice ma un po' malinconica, elettrica ma anche stanca.. insomma di preciso forse non lo so bene nemmeno io.. Oggi ho dato ben due esami, (inglese l'ho dato ieri e proprio oggi ho saputo che è andato bene!) matematica e arte: sono soddisfatta di quello che ho fatto.. credo di non aver mai fatto un compito di matematica così concentrata, e l'ho fatto da sola... non so perchè, ma la paura c'era e non era poca.. nel momento in cui ho consegnato il foglio, mi sono sentita leggera come non mai per un compito di matematica.. che bello, se ci ripenso mi esce spontaneo sorridere.. non posso dire la stessa cosa di arte: mai copiato tanto così in vita mia.. domande assurde e situazione a dir poco vantaggiosa.. hahaha, eravamo tutti appiccicati e con mille fogli, libri, e biglietti vari.. una vera assurdità!Adesso che ci penso, è finita la sessione d'esami.. direi che non mi posso proprio lamentare dato che tutto era concentrato in due giorni: ce l'ho fatta e questo mi riempie di felicità.. Oggi è successa una cosa strana: finito l'esame di mate ho preso il telefono e, dopo ovviamente averlo detto alla mia stellina, ho chiamato Basher in senegal... non mi so spiegare il perchè, però la voglia di sentirlo e raccontargli dell'esame era troppo forte.. era stra sorpreso della telefonata; lo ero per prima io.. hahaha, ogni volta è una risata parlare con lui.. Ah bè, visto che parliamo di risate.. non vi dico la miriade di risate che mi sono fatta oggi con la Selene, la Barbara, Leonardo, i vari Fabio e Giacomo, la Alison e la Jessica, e tutte le altre persone.. (GRAZiE di cuore davvero a tutti..). Ripassare arte con quella banda è stato a dir poco fenomenale.. Sono giornate come questa che mi fanno ricordare quanto importanti sono gli amici.. Cambiando discorso, mi sono tagliata i capelli.. non ho saputo resistere l'altro giorno, è più forte di me.. poi mi ricordavano troppo l'africa "lunghi".. (e non dite che non erano lunghi!). Forse però li faccio crescere.. Ora vi saluto perchè gli occhi cominciano a chiudersi da soli.. dolce notte!
Vi metto un pezzo di una canzone di jovanotti, dedicata a tutti voi..
"a te che hai reso la mia vita bella da morire,
che riesci a render la fatica un' immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande, a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più, a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo, a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore, a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei...
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei... sostanza dei sogni miei... "
(A Te, Jovanotti) 2月14日 Benetton punta sul futuro dell’AfricaE’ un’Africa ottimista e proiettata verso il futuro quella che colora la nuova campagna Benetton: da ieri sulla stampa e lungo le strade di tutto il mondo, e da lunedì anche in Italia, racconta il Senegal di domani con la forza di un progetto che è già più di una speranza. Il lancio mondiale ieri, a Dakar, nel cuore di un paese che chiede riscatto e dignità, e che alla carità sceglie di dire no grazie; si chiama Africa Works, è l’Africa che lavora, che ha idee e progetti e ha bisogno solo di un gesto di fiducia per poterci provare. Sono quindici gli uomini e le donne africane che hanno prestato il loro volto a questa campagna, realizzata dal fotografo James Mollison, che già ha firmato importanti campagne per il gruppo di Ponzano. Su campo bianco, si vedono persone che svolgono lavori umili: vendono palloni sulla spiaggia, oppure il pesce; fanno le pulizie o sudano nei cantieri. Di quel lavoro, tutto l’orgoglio traspare nelle facce, perché da lì passa il loro futuro e quello dei loro figli: per cominciare hanno potuto godere della più rivoluzionaria forma di prestito mai vista, il microcredito. Benetton ha scelto di sposare una causa importante, in un paese dove oltretutto non ha nemmeno un punto vendita, e ha messo la propria forza d’urto a disposizione di una speranza: sostiene con queste immagini il progetto Birima, creato dal musicista senegalese Youssou N’Dour - figura che gode di enorme prestigio in ambito internazionale, essendosi sempre battuto per le cause etiche e i diritti dell’uomo - e lo fa muovendosi su un doppio binario. Da un lato la campagna stampa e di affissioni: sarà così massiccia che quando si concluderà nessun potrà più dire «io non sapevo». Inoltre, stanzia un finanziamento per il quale non dà cifre ma si limita all’aggettivo “solido”, per contribuire all’avvio dell’operazione, allo start up di uffici e personale. Inutile chiedere, come si faceva al tempo dei manifesti shock, cosa c’entra il microcredito con i maglioni. Perché quando i maglioni sono l’azienda, l’azienda fa 120 collezioni e 150 milioni di capi l’anno, li vende in 5 mila negozi nel mondo e fattura oltre 2 miliardi di euro, allora c’entra con tutto. Lo dice il suo vicepresidente esecutivo Alessandro Benetton, che «non rinnegando la formazione anglosassone di finanza come interesse», dichiara con grande semplicità che a volte «bisogna saper buttare il cuore oltre l’ostacolo». Lo butta a tal punto che qui fa quasi un passo indietro, e dice «il faro di questa campagna è Youssou N’Dour», invita a guardare verso questo cinquantenne che Time ha inserito tra i cento uomini più influenti del pianeta e che sul progetto lanciato con questa campagna mette il suo nome, i suoi soldi anche, e la sua credibilità. Lo ha voluto chiamare Birima: è un nome proprio e si legge con l’accento finale. Apparteneva a un leggendario principe del Senegal, vissuto nell’Ottocento: parlava pochissimo, una sola volta l’anno addirittura, e manteneva ogni parola data. La stretta di mano, per lui, era la più granitica delle garanzie. Birima oggi è il progetto di microcredito sostenuto da N’Dour, lanciato nel mondo da Benetton; il primo ufficio è operativo da oggi nella Medina di Dakar, al limite dei più poveri tra i quartieri della capitale, il secondo lo sarà a breve. Fornirà sostegno sotto forma di prestito (fino a un massimo di mille euro) a qualunque senegalese si presenti con la forza di un’idea d’impresa da realizzare: sia vendere palloni sulla spiaggia o comprare un telaio per tessere il cotone. I soldi, come sempre avviene nel microcredito, dovranno essere restituiti, con un interesse che gli esperti di finanza definiscono “minimo ma necessario affinché il meccanismo funzioni”. La campagna, che ha impegnato per mesi le migliori forze creative di Benetton e Fabrica, avrà oltre alle immagini il sostegno planetario radiotelevisivo perché N’Dour ha per l’occasione riarrangiato una sua canzone del 2000, Birima appunto, e lo ha fatto assieme a Patti Smith, Simphiwe Dana, e agli italiani Irene Grandi e Francesco Renga, ieri presenti a Dakar e oltremodo orgogliosi di essere stati coinvolti in questo progetto. La campagna si concluderà il 5 aprile quando Youssou N’Dour terrà l’ultimo concerto del suo tour europeo, in partenza a giorni. Sarà un evento realizzato con Benetton e sarà a Paris Bercy. Proprio a Parigi, due anni fa, celebrando i 40 anni del Gruppo al Beaubourg, Luciano e Alessandro Benetton avevano conosciuto Youssou N’Dour; si erano piaciuti, c’era stato un scambio di inviti. L’idea di fare qualcosa insieme, un incontro a Villa Minelli. Una stretta di mano. Il resto è cronaca di oggi, da Dakar. Ultime news dal mondo di teddy..Finalmente torno a scrivere.. diciamo che tra lo studio (sto preparando gli esami di arte, matematica e inglese di settimana prossima), la passione per i pastelli che mi sta tornando e il fatto che sto imparando come si monta un video, non trovo più tanto tempo per scrivere. Comunque in ogni caso eccomi tornata.. sono al pc che aspetto che si connetta Basher e ascolto l'ultimo fantastico album di Jack Johnson (Sleep Through The Static), dato che quello di Jovanotti ormai l'ho consumato.. hehehe!L'idea di tornare in Senegal (a breve) comincia a concretizzarsi, comincio a fissare le date, anche se l'idea di prendere un biglietto di sola andata non mi dispiace.. Qualcuno mi dice che sono un'invasata dell'Africa.. forse ha ragione: sono tornata da meno di un mese e l'unica cosa che ultimamente mi mette allegria è aspettare sera per poter parlare un po' con colui che mi tiene legata più che mai a quel fantastico posto che si trova a sette ore di volo.. bah, se qualcuno me l'avesse detto tempo fà probabilmente avrei risposto che non poteva capitare a me, invece.. è capitato.. ed è capitato proprio a me!! strana la vita, ...o forse soltanto straordinaria?! I capelli sono ancora lunghi.. non so perchè, ma non credo tagliarli tanto presto.. almeno per adesso, s'intende!Ah si, il 26 marzo vado a milano a vedere e sentire Youssou n'Dour, artista senegalese di fama mondiale.. se vi state chiedendo "e chi è sto quà??" scaricatevi qualche sua canzone perchè meritano davvero, e non lo dico solo perchè è senegalese.. Tra parentesi aveva anche partecipato al live8.. cioè non un concertino così..!Poi vediamo, altre news da raccontare.. ah si, dopo due giornate del 6 Nazioni di rugby (il torneo europeo che vede impegnate 6 squadre, quali Italia, Irlanda, Francia, Scozia, Inghilterra e Galles), la nostra nazionale non ne ha vinta nemmeno una.. Bisogna ammettere che la squadra ha giocato bene (particolare attenzione a Mirco Bergamasco ovviamente, hehehehe!!) tanto che per poco non battevano l'inghilterra.. uff, mancava davvero poco; vabbè la prossima é Galles-Italia proprio nel giorno di compleanno di mirco.. speriamo vada bene. Incrociamo le dita perchè è una nazionale capace di farci sognare.. Poi vediamo, ah si.. dopo 2 settimane sono arrivati in Senegal (ma passion!) i cd che avevo spedito a willy e a romina: ora se devo spedire qualcosa in tempo so che devo farlo 2settimane prima.. mi vien da dire "meglio due settimane, piuttosto che non funzioni la posta.. o no?!?!" ovviamente..
Bene, auguro una dolce notte a tutti... un abbraccio.. 2月6日 emozioni dal Senegal.."Dakar ti prende quasi alla gola, con i suoi terribili contrasti, con i suoi acri odori, con il caos del traffico e dell’urbanistica, ma ti eccita anche con i colori dei mercati e delle sue genti, con il senso di grandezza che ha il suo cielo, il cielo dell’Africa subtropicale che pare ti avvolga da tutti i lati, basta alzare lo sguardo e sei lì, tra le nuvole quasi incombenti, tanto sono vicine. Sono sensazioni fortissime e piano piano si forma come un peso sul cuore, quando capisci che i bambini sono ovunque, tanti e sempre con una scodella in mano, sempre in cerca di qualche cosa – qualunque cosa – per riempirla, che moltissime persone sono visibilmente malate o denutrite, che la lotta per la sopravvivenza, nelle banlieu della città, è quotidiana e cruda. Le piccole moschee sono ovunque, nascoste tra strade e stradine inestricabili dei quartieri periferici e il richiamo dei muezzin risuona, cinque volte al giorno, fin dall’alba. Ma a parte alcuni rigidi divieti da osservare – non fumare per strada, non abbracciarsi e baciarsi in pubblico – l’aspetto generale della città e della sua gente non somiglia del tutto ai paesi dell’Islam. Tutto è scarno, spesso degradato, essenziale; tutto è mischiato, genti ed animali, vecchi e giovani, merci e scarti sono ovunque, in ordine sparso."
Nell’Africa subsahariana vivono 45 dei 121 milioni di bambini che non possono frequentare una scuola; sono africani i primi sette stati dei 26 paesi più poveri del mondo dove la denutrizione è aumentata nell’ultimo ventennio, tanto da toccare il 35 % della popolazione e sono sempre africani i 17 su 26 paesi dove la mancanza di acqua potabile e diventata il nuovo flagello del millennio. Molte delle aree umide del Senegal si stanno prosciugando a causa dei grandi cambiamenti climatici indotti dall’effetto serra. Così i Paesi Occidentali ricchi rubano due volte la possibilità di miglioramento di vita ai popoli africani: quando portano loro via tutte le materie prime o i frutti della terra per trasformarli in prodotti commerciali ( il Senegal è il più grande coltivatore del mondo di arachidi, ma certo non si vede nessuno prendere l’aperitivo con le noccioline) e quando modificano, con i propri rifiuti di produzione, le condizioni climatiche necessarie alle coltivazioni locali. Nonostante il mito della unità africana, l’Africa non presenta nessuna unitarietà geopolitica, anzi, esistono profonde differenze tra regione e regione e da Stato a Stato. Solo le estremità settentrionale (l’Africa “bianca”) e meridionale ( il Sudafrica, la cui influenza si fa ormai sentire fino all’equatore) hanno una certa omogeneità. La sezione centrale – denominata “nera” o tropicale o subsahariana – è caratterizzata dalla presenza di molti piccoli stati, dovuta al fatto che con la decolonizzazione, i limiti delle ripartizioni amministrative furono trasformati in confini politici. Tali confini non rispettano alcuna suddivisione etnica e soprattutto nelle ex colonie francesi – date le tradizioni centralistiche di Parigi - è stata impedita la formazione di federazioni caratterizzate da un ampio grado di decentramento e da un elevato grado di tutela delle etnie minoritarie contro la tirannia di quelle maggioritarie. Il Senegal include addirittura all’interno del proprio territorio occidentale un intero stato, la Gambia, di cultura anglofona e non francofona, che si estende intorno al grande bacino fluviale (quasi 800 km) del fiume Gambesi. Il Senegal è l’esempio di un paese socialmente conservatore ma che affronta in modo responsabile il problema dell’AIDS. Con una popolazione musulmana per il 94 % dei suoi abitanti, vanta uno degli indici più bassi di contagio da AIDS in Africa, l’1,4 %. Ma il Senegal non è un paese musulmano tipico: la prostituzione è legale dal 1966, con la fornitura gratuita di preservativi e l’obbligo di sottoporsi a controlli medici periodici. Il clero islamico affianca il dibattito pubblico sulla sessualità ed ha promosso campagne di prevenzione, affrontando la malattia “sul serio” fin dal 1986, anno della sua prima comparsa in Africa.
“Tutti gli uomini sono dentro una in districabile rete di reciprocità, sono legati in un destino che ha per tutti la stessa trama: qualsiasi cosa tocchi direttamente uno, tocca indirettamente tutti.” (Martin Luther King) |
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