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日志


10月31日

"Lux tua vis mea"

Avrà un posto speciale la giornata di ieri nel cassetto dei miei ricordi.. una giornata piena di emozioni, talmente tante (e talmente belle) da non saper da dove partire per raccontarvele!.. Direi che comunque potrei cominciare dal mattino, giusto per dare un minimo di senso cronologico.. ore 9 ritrovo a santa marta per la partenza del corteo dei manifestanti-sezione chimici.. tutti in camice ("oggi non lavoro, oggi non mi vesto.. metto il camice e maifesto!") ci incamminiamo verso san basilio, dove altri manifestanti ci aspettavano per poi partire tutti assieme alla volta di piazzale roma.. una volta arrivati, breve raccogliemento con gli altri studenti (molti dei quali erano studenti medi, ma anche professori), breve assemblea.. e poi via verso i ponte della libertà.. Appena dopo il furgoncino con gli amplificatori, ci siamo noi.. i chimici appunto!Il corteo si apre al grido "contro i tagli di tremonti e mariastella.. Santa Marta si ribella!" e continua per tutto il ponte della libertà.. gli organizzatori gridano: "siamo più di diecimila!!" e quasi increduli tutti si girano per guardare indietro.. un fiume di persone che non sembra finire più.. un fiume di studenti, professori, e ricercatori che in modo pacifico esprimono la loro opinione per quello che sta succedendo.. un corteo ordinato e composto che era proprio bello da vedere.. un corteo che sarà ricordato per molto tempo.. un corteo che non può essere fermato in mezzo al ponte della libertà, ma che deve essere fatto deviare verso uno spazio ampio.. ed è così che si finirà a parco San Giuliano per una breve assemblea conclusiva.. La stanchezza e la fame si sono fatte sentire non appena ci siamo seduti..ma la felicità per quel corteo così ben riuscito andava ben oltre!!(da notare che, in una settimana di pioggia e acqua alta, l'unica giornata di sole è stata proprio quella di ieri!) ..Tempo di mangiare un panino (stra congelato) al volo, tornare a casa, farmi una doccia veloce e poi ero pronta per partire di nuovo.. stavolta verso il palaverde per il magnifico concerto di James Blunt.. La notizia che sarebbe venuto a treviso ad ottobre, l'avevo letta a marzo tipo.. e sembrava sempre così distante.. invece, tutto ad un tratto mi sono trovata al palaverde (dopo aver girato un paio di paesettti, perchè ci eravamo persi!), e solo una volta arrivata mi sono resa conto che stavo per andare a vedere dal vivo uno dei miei cantanti preferiti.. conosciuto in irlanda nel 2005, quando qua nessuno ancora sapeva chi era..è diventato la colonna sonora della mio viaggio, e successivamente quella della mia vita.. le sue canzoni mi hanno sempre accompagnato e sentirle suonare e cantare dal vivo è stato davvero emozionante! ..Scenografia semplice, ma spettacolare.. una band fantastica e un James Blunt semplicemente perfetto (oltre che davvero tanto, ma tanto bello!)..non ha mai steccato, e tenendo conto che tutte le sue canzoni hanno almeno un acuto altissimo.. posso dire che è davvero un grande, tanto di cappello.. e poi che grinta!!..uno lo vede in tv e pensa "che smorto questo..", poi invece lo vedi dal vivo e ti ricredi (ve lo posso assicurare).. nonostante le sua canzoni non siano molto "attive" lui le trasforma in energia pura..tutto il palasport cantava a squarciagola, e il sorriso che faceva ogni volta che pur non cantando, la canzone andava avanti dal coro delle persone, era stupendo! ..e poi ha detto che abbiamo proprio delle belle voci, complimentandosi forse più per lo sforzo di provare a fare l'acuto che per quello di riuscirci! ..è stato davvero uno dei concerti più belli che abbia mai visto.. e devo ringraziare un sacco la laura ed emanuele per la bella compagnia della serata!Insomma come potete ben aver capito, è stata fenomenale la giornata di ieri.. davvero davvero memorabile!
 
"James Blunt è al pianoforte, sta suonando «Coz I luv you», con un ritmo piacevole. Poi aumenta di tono, si alza, scende dal palco e si lancia in mezzo alla folla. Mai visto. Si apre un varco - da solo - tra il pubblico, corre a braccia alzate per il Palaverde quasi avesse appena segnato il canestro decisivo. Si arrampica sulle transenne che circondano il mixer posto dalla parte opposta del palco. La gente è stupita. Lui scavalca e come per magia, davanti a lui compare un altro pianoforte, identico a quello lasciato sul palco per buttarsi tra la gente. Le mani tornano sui tasti e la voce ricomincia a cantare."
 
   
10月30日

Venezia c'è!

"Il Ponte della Libertà, che collega la laguna alla terraferma, è assediato da 10 mila persone. Ad aprire il corteo un furgone con musica a tutto volume e con uno striscione che recita
«L'onda anomala travolge la città».
I macchinisti dei treni che giungono a Venezia lungo la ferrovia sul ponte della Libertà salutano con le loro trombe il corteo di studenti che sta manifestando contro i tagli alla scuola."
 
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10月24日

Qualcosa sta cambiando..

Come passa veloce il tempo.. svariati pensieri entrano ed escono continuamente dalla mia testa.. che confusione!!Tutto all'improvviso sembra così strano, difficile.. eppure oggi è stata una giornata fantastica, a dir poco memorabile... la mia prima manifestazione in piazza, e per di più a venezia!Solo ora mi rendo conto di aver buttato via cinque anni di liceo.. i cavanis ti mettono in una specie di bolla di vetro che ti oscura dalla realtà del mondo esterno, e purtroppo te ne accorgi quando è troppo tardi..
Cmq tornando alla manifestazione di oggi.. tutto comincia da un'assemblea a San Basilio con il rettore dell'università (che detto tra noi è davvero un grande!), per poi passare all'idea geniale di andare tutti assieme a rialto.. insomma detto fatto, e da san basilio parte un mega corteo aperto da un "SCUSATE IL RITARDO" come striscione.. e poi le tante (o almeno quasi tutte) belle persone incontrate.. da mattia al mio "bella giornata" tanto per citarne due.. e poi per concludere in bellezza la giornata uno spritz con matteo.. mamma mia che risate..
grazie davvero a tutti per la splendida giornata di oggi..
vi voglio un sacco di bene
 
"Piu’ di mille giovani hanno preso parte stamani a Venezia a una assemblea indetta dagli studenti dell’Universita’ di Ca’ Foscari nel cortile degli spazi dell’ateneo di San Basilio per decidere le prossime iniziative di protesta. All’incontro hanno preso parte anche alcuni ricercatori precari che hanno annunciato l’intenzione di attuare domenica prossima una manifestazione di sensibilizzazione davanti alla sede del Cnr, in concomitanza con l’arrivo della Venicemarathon. Conclusa l’assemblea, i giovani hanno raggiunto in corteo il Ponte di Rialto, ai cui piedi e’ stata improvvisata una ‘lezione’, a cui ha preso parte il prof. Mario Isnenghi, docente di Storia contemporanea all’universita’ di Lettere e Filosofia.
Una analoga iniziativa - annuncia Tommaso Cacciari a nome degli studenti - sara’ attuata martedi’ in Piazza San Marco con il preside dell’Istituto Universitario di Architettura, Gian Carlo Carnevale."
10月12日

Una ricerca sui senegalesi in Italia..

Il 70 per cento definisce «buone» le relazioni tra italiani e immigrati africani in Italia. E per un altro 15,9 sono «abbastanza buone». Non solo: il 17,6 per cento giudica il soggiorno in Italia «molto bene» grazie alle opportunità di lavoro e alla buona accoglienza e «abbastanza bene» il 64. Chi si trova «abbastanza male» è il 18,2 e solo un 11,3 per cento denuncia «cattive condizioni». E ancora: la maggioranza ha simpatia per gli abitanti dello Stivale: quasi la metà ha dichiarato di avere amici italiani e il 13,8 per cento ha avuto almeno una relazione sentimentale con un italiano o con un’italiana. Questo e altro emerge da una ricerca condotta su un campione di 152 senegalesi a Milano, realizzata da Ferrari Nasi & Grisantelli con la collaborazione di un giovane sociologo nordafricano. Lo studio parte da un punto di vista diverso dal solito e sfata una serie di luoghi comuni basati su singoli e recenti fatti di cronaca che non sono tuttavia rappresentativi di una realtà assai più complessa e sfaccettata. E che presenta alcune sorprese. Nella vita di tutti i giorni, per esempio, il rapporto tra senegalesi e milanesi si rivela molto più solido e solidale di quanto non appaia. Ma cosa sappiamo davvero dei senegalesi che vivono nella nostra città? In genere li incontriamo appostati all’uscita della metropolitana, nei pressi delle stazioni ferroviarie o nelle vie più commerciali. Spesso sono venditori di libri e giornali di strada o free press. Un’attività iniziale o di emergenza che ottengono grazie al passaparola. Su ogni copia venduta racimolano quei pochi centesimi che consentono loro di vivere in dignità. Se ci fate caso, il più delle volte sono gentili e sorridenti, mai aggressivi, in nome di quella che loro chiamano «Teranga», parola preziosa di questi tempi che significa ospitalità, attenzione, rispetto e allegria ne confronti del prossimo. I senegalesi a Milano provengono per lo più (52,2 per cento) dalle zone urbane, mentre il 30,3 dalle campagne e dai villaggi. Un dato curioso: il 2,6 per cento giunge nientemeno che dalla foresta. Il 56,6 per cento ha raggiunto l’Italia via aereo, contro un 9,2 via mare e un 34,2 via terra. Il 75,7 per cento ha studiato in Senegal «per migliorare la sua situazione». L’età media per finire gli studi è di 16 anni. Riguardo alla religione, l’89,4 per cento è musulmano (un Islam inedito, diluito nell’animismo africano, assai diverso da quello arabo) e solo l’8,6 cattolico. Dalla ricerca emerge che la maggior parte dei senegalesi presenti a Milano sono sposati (53,9 per cento), il 47,4 ha dei figli (in media 2,4 per coppia), mentre i divorziati rappresentano il 5,3 per cento. Come dire, anche quando vanno all’estero continuano a concentrare i propri rapporti sociali sulla parentela e l’origine etnica. Per altro, il 38,2 per cento è celibe (o nubile). Gli immigrati senegalesi in città appartengono per il 30,7 per cento alla classe lavoratrice e alla piccola borghesia; il 38 a quella medio bassa e il 21,3 alla medio alta, mentre solo il 10 per cento fa parte dell’alta borghesia e della classe dirigente. I lavori più gettonati? Operai (35,8); commercianti (47,0) e «altro» (17,2): custodi, commessi di supermercato, carpentieri. Alla domanda «per quale motivo avete scelto l’immigrazione e l’Italia come Paese d’accoglienza», hanno risposto: «È il Paese più accogliente per trovare lavoro»; «Per lavorare e sfruttare i miei diplomi»; «Per sfuggire alla disoccupazione» (47,0 per cento). Diversamente, il 26,8 per cento ha dichiarato che ha deciso di espatriare per aiutare i genitori in Senegal ed eliminare le difficoltà famigliari. Ma anche «per migliorare la mia situazione». Un altro motivo di espatrio sono i ricongiungimenti famigliari (14,1). Infatti, al suo arrivo in Italia, il senegalese può contare sull’assistenza del proprio gruppo, che lo aiuta nelle difficoltà del primo inserimento.
10月11日

Senegal, rimosso un funzionario dell'ambasciata italiana..

ROMA - Le nostre motovedette li avvistano a largo di Lampedusa o di Capo Passero ma i clandestini arrivano anche scendendo le scalette di un aereo. La magistratura di Roma sta indagando infatti su un giro di visti rilasciati a cittadini africani in cambio di cospicue somme di denaro.  Senegalesi, guineani, ma forse anche mauritani, malesi e capoverdiani. Negli ultimi tempi ne sarebbero entrati in questo modo oltre duemila e tra loro anche alcuni bambini. Sul passaporto lo stesso timbro: quello dell’ambasciata italiana di Dakar. Un alto funzionario della nostra sede diplomatica è già stato rimosso. Secondo i primi riscontri per ogni visto si pagavano dai 5 ai 6 mila euro. Cifra astronomica in Senegal, dove circa il 57% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e lo stipendio medio si aggira sui 200 euro. Per ottenere un visto Schengen le procedure sono rigide. Bisogna dimostrare di avere disponibilità finanziarie adeguate, indicare le finalità del viaggio e le condizioni di alloggio una volta arrivati. E non sono molti gli africani che possono permetterselo. L’inchiesta è partita dalla V sezione del Tribunale di Dakar (giudice istruttore Leye). A metterla in moto sono state le rivelazioni di un testimone diretto. Un cittadino africano che dopo aver sborsato i quattrini s’era visto bloccare alla frontiera portoghese. Alle dogane dello spazio Schengen è scattato l’allarme. Rafforzati i controlli per chi proviene da Dakar. Altri casi sospetti sono stati segnalati in Francia e a Fiumicino. Risolti tutti allo stesso modo: dietrofront e rientro in Patria. I visti sarebbero stati “acquistati” da personaggi legati al traffico della droga. La peggio gioventù locale, pesci piccoli e grandi che avrebbero riciclato in questo modo anche denaro sporco. La stampa locale ne ha parlato come di «un fenomeno in piena espansione», senza tuttavia fare nomi né riferimento alla nostra sede diplomatica. Dakar è la città dove è stato rispedito lo sceicco Abdul Qadir Fadl Allah Mamour, noto alle cronache italiane come l'imam di Carmagnola. Arrivato in Senagal, con alcuni “fratelli” ha fondato il Pis, il Partito islamico senegalese. Ma il Senegal resta un Paese relativamente tranquillo. La stragrande maggioranza della popolazione è musulmana ma non integralista. Tuttavia si teme che i “visti facili” abbiano richiamato l’attenzione del terrorismo internazionale. E la Farnesina? A quanto si apprende il ministero degli Esteri sin dall’inizio dell’estate è al corrente della situazione che si è creata a Dakar. Dal Ministero è stata avviata, con molta discrezione, data la delicatezza del problema, «un’iniziativa di carattere ispettivo». Il funzionario maggiormente coinvolto è stato allontanato e altri provvedimenti stanno per essere adottati. Anche il nostro ambasciatore a Dakar, Giuseppe Calvetta, in qualità di responsabile della sede diplomatica, dovrà per forza risponderne. Nell’inchiesta è finita anche una giovane donna guineana legata sentimentalmente all’alto funzionario italiano. Si chiama Marquerite Kaloko. Le tre ville di cui è risultata proprietaria, ubicate nella zona del Casinò, quella “bene” di Dakar, le sono state sequestrate. In casa la polizia senegalese le ha trovato un milione di euro in contanti. In attesa che la giovane donna ne chiarisca la provenienza e si definisca il suo ruolo nella vicenda non potrà lasciare il Paese. Nei prossimi giorni verranno interrogati due uomini. Avrebbero fatto da intermediari con il funzionario dell’ambasciata italiana incassando per questo una piccola somma. Si conosce anche loro nome, si chiamano Cissè e Malik. Entrambi si sarebbero ribellati chiedendo per il loro incomodo compensi più alti. Un caso più o meno analogo si è verificato 6 mesi fa nei Balcani dove l’ambasciata italiana di Podgorica è rimasta coinvolta in un traffico di visti Schengen falsi. I visti, circa 800, messi in circolazione da un’agenzia di viaggio, erano destinati agli albanesi del Kosovo. La polizia tedesca e montenegrina è riuscita a scoprire la frode prima che assumesse dimensioni più grandi. Nella Repubblica presidenziale senegalese il caso dei visti è destinato a fare scalpore, come in genere tutto quello che riguarda gli europei residenti nel Paese. Ma gli italiani sono recidivi. Nella Capitale africana non si è ancora spenta, infatti, l’eco dello scandalo legato alla raccolta dei rifiuti appaltato dall’Ama Senegal, una costola dell’Ama. Il fallimento è ancora sotto gli occhi di tutti. A pochi chilometri da Dakar, in pieno deserto, giacciono inutilizzati compattatori, camion, ruspe e caterpillar targati Roma (e costati svariati milioni di euro ai contribuenti capitolini). Dovevano servire per realizzare una grande discarica. Poi il contratto è saltato, qualcuno che pure aveva un ruolo importante è scappato. E sono spuntati i visti.